24/05/2013
IL PIAVE MORMORO' :NON PASSA LO STRANIERO..(era il 24 Maggio del 1915)
Così inizia "La leggenda del Piave", la più celebre canzone patriottica italiana. Composta nel 1918 da E.G. Gaeta, essa ebbe un immediato successo tra i soldati al fronte durante le fasi finali della Prima guerra mondiale, anche per il notevole impulso morale che dava alle truppe. Dal 1943 al 1946 la canzone fu adottata come inno nazionale italiano.
"La leggenda del Piave" è ancora piuttosto conosciuta, anche se temo che non sia quel genere di cose che interessa molto alla giovani generazioni: eppure questa canzone è uno dei simboli più famosi della Grande Guerra vista dagli italiani. E se la seconda è stata per molti versi una tremenda guerra civile per il nostro paese, la Prima guerra mondiale è stata il sigillo dell'unificazione nazionale: non solo per l'acquisizione del Trentino Alto-Adige, della Venezia-Giulia, dell'Istria e di Trieste; ma anche perchè dalle Alpi alla Sicilia, gli Italiani di allora combatterono (e 650.000 di loro morirono) per un paese che era appena nato, e di cui moltissimi avevano allora una conoscenza e una consapevolezza ancora vaghe. La gran parte delle famiglie italiane ha avuto un caduto, un ferito, un reduce in quel conflitto tanto sanguinoso, e tanto significativo per la nostra storia.
TESTO
Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio
Dei primi fanti il ventiquattro maggio:
l’Esercito marciava per raggiunger la frontiera,
per far contro il nemico una barriera.
Muti passaron quella notte i fanti;
tacere bisognava e andare avanti.
S’udiva intanto dalle amate sponde
Sommesso e lieve il tripudiar de l’onde:
era un passaggio dolce e lusinghiero.
Il Piave mormorò: “non passa lo straniero”.
Ma in una notte triste si parlò di tradimento,
e il Piave udiva l’ira e lo sgomento.
Ahi, quanta gente ha visto venir giù, lasciare il tetto,
per l’onta consumata a Caporetto!
Profughi ovunque! Dai lontani monti
Venivan a gremir tutti i suoi ponti.
S’udiva allor dalle violate sponde
Sommesso e triste il mormorio de l’onde:
come un singhiozzo in quell’affanno nero.
Il Piave mormorò: “ritorna lo straniero”.
3. STROFA:
E ritornò il nemico, per l’orgoglio e per la fame
Volea sfogar tutte le sue brame.
Vedeva il piano aprico di lassù: voleva ancora
Sfamarsi e tripudiare come allor…
“NO” disse il Piave, “NO” dissero i fanti,
“mai più il nemico faccia un passo avanti”
Si vide il Piave rigonfiar le sponde!
E come i fanti combattevan l’onde.
Rosso del sangue del nemico altero,
Il Piave comandò: “indietro va' straniero!”
E indietreggiò il nemico fino a Trieste, fino a Trento
E la Vittoria sciolse le ali al vento.
Fu sacro il patto antico: tra le schiere furon visti
Risorgere Oberdan, Sauro e Battisti.
Infranse alfin l’italico valore
Le forche e l’armi dell’impiccatore.
Sicure l’Alpi… libere le sponde
E tacque il Piave: si placaron l’onde.
Sul patrio suol, vinti i torvi imperi,
la pace non trovò nè oppressi nè stranieri.
Così inizia "La leggenda del Piave", la più celebre canzone patriottica italiana. Composta nel 1918 da E.G. Gaeta, essa ebbe un immediato successo tra i soldati al fronte durante le fasi finali della Prima guerra mondiale, anche per il notevole impulso morale che dava alle truppe. Dal 1943 al 1946 la canzone fu adottata come inno nazionale italiano.
"La leggenda del Piave" è ancora piuttosto conosciuta, anche se temo che non sia quel genere di cose che interessa molto alla giovani generazioni: eppure questa canzone è uno dei simboli più famosi della Grande Guerra vista dagli italiani. E se la seconda è stata per molti versi una tremenda guerra civile per il nostro paese, la Prima guerra mondiale è stata il sigillo dell'unificazione nazionale: non solo per l'acquisizione del Trentino Alto-Adige, della Venezia-Giulia, dell'Istria e di Trieste; ma anche perchè dalle Alpi alla Sicilia, gli Italiani di allora combatterono (e 650.000 di loro morirono) per un paese che era appena nato, e di cui moltissimi avevano allora una conoscenza e una consapevolezza ancora vaghe. La gran parte delle famiglie italiane ha avuto un caduto, un ferito, un reduce in quel conflitto tanto sanguinoso, e tanto significativo per la nostra storia.
Comando Supremo, 4 Novembre 1918, ore 12
La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 dello scorso Ottobre ed alla quale prendevano parte cinquantuna divisioni italiane, tre britanniche, due francesi, una cecoslovacca ed un reggimento americano, contro settantatre divisioni austroungariche, è finita.
Nella pianura, S.A.R. il Duca d'Aosta avanza rapidamente alla testa della sua invitta III armata, anelante di ritornare sulle posizioni da essa già vittoriosamente conquistate, che mai aveva perdute.
I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli, che avevano disceso con orgogliosa sicurezza.
PS: E' una vita che combattiamo contro gli Austriaci e i Tedeschi che scendono in Italia a far razzie di tutto.... .
Ancora continuano, anche se per ora pacificamente.....con la Merkel a capo...,che ci rende schiavi di una U.E: che non sentiamo e non vogliamo,la quale ci ha ridotto con le pezze al culo....Schiavi delle banche,faccendieri,bottegai senza scrupoli e un gruppetto esiguo di politici corrotti ...
08:47 Scritto da sergiogioia | Link permanente | Segnala | OKNOtizie | |
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PEDOFILIA...
Molto spesso si fa il grave errore di pensare al pedofilo come un uomo solo, di età avanzata, poco colto o del tutto ignorante.
È fondamentale sottolineare che la maggior parte degli autori di questo reato è costituita da persone tra i 30 e i 35 anni, appartenenti a tutte le classi sociali, persone che sono conosciute dalla vittima come amici di famiglia, insegnanti, parenti: persone di cui il piccolo si fida.
Come affermano numerosi autori e come approfondito dalla letteratura specializzata, spesso i colpevoli sono proprio i genitori o comunque i membri della nucleo familiare. Purtroppo molto spesso in questi casi si tende troppo spesso a minimizzare o a negare del tutto l’accaduto pur di mantenere stabile l’integrità della famiglia stessa.
La pedofilia è, dunque, caratterizzata da un vero e proprio clima di negazione a livello micro e macro sociale. Gli stessi pedofili negano, sorvolano e minimizzano le proprie responsabilità costruendo intorno al loro comportamento (idealizzandolo) una filosofia morale personale.
Il pedofilo è tale poiché desidera raggiungere la soddisfazione sessuale e ritrovare la fiducia nelle proprie capacità sessuali attraverso il rapporto con i bambini. Non si sente ‘malato’, tanto che difficilmente si rivolge ad uno psicologo per essere curato, ma sostiene di voler educare il bambino, di procurargli piacere e/o che la vittima è sessualmente provocante (cosa ripetuta anche nella pedopornografia).
L’approccio psicodinamico sottolinea alcune caratteristiche del soggetto pedofilo o comunque perverso:
- l’immaturità affettiva, contraddistinta da impulsi sessuali definiti dall'urgenza e da un tipo di affettività egocentrica e non adattiva
- l’identificazione deficitaria: il processo di identificazione non appare acquisito o è deficitario e insoddisfacente rispetto alla realtà
- relazioni interpersonali instabili e inadeguate
Parliamo, dunque, di una personalità compromessa nella sua evoluzione, in difficoltà nei rapporti e nella comunicazione con le figure adulte: il rapporto con gli adulti si manifesta all’insegna dell’angoscia di prestazione e le richieste appaiono inappagabili. Variabili sessuali e non sessuali convergono nel configurare l'eziologia complessa dei comportamenti pedofili. La pratica clinica riferisce che la storia del pedofilo è sovente segnata da sofferenze, rimosse e negate, derivanti da violenze sessuali e maltrattamenti subiti durante l'infanzia, e, in ogni caso, da circostanze traumatiche di umiliazione, avvertite con profondi sentimenti di odio. Il desiderio di vendetta trasforma la perversione in una condotta che permette al pedofilo di rinnovare l'antico trauma infantile, assumendo però il ruolo del persecutore. Anche quando nella pedofilia non c’è violenza, l’oggetto sessuale viene comunque deumanizzato, diventando attraente ed eccitante non tanto per quello che è ma per quello che rappresenta, ossia un oggetto tramite cui prendersi una rivincita rispetto al trauma subito nell’infanzia.
Le preferenze sessuali dei pedofili sono in genere molto vaghe (poco importa il sesso della sua vittima) e solitamente si limitano a spogliarla, guardarla, masturbarsi in sua presenza, toccarla con delicatezza e carezzarla. Altri, invece, sottopongono la vittima ad atti sessuali molto più invasivi. Come precedentemente accennato, tali attività sono giustificate dal soggetto pedofilo come forme di educazione per il bimbo che ne ricava, anch’egli, piacere sessuale. Tra i comportamenti sessuali inusuali più gravi (se vengono valutati alla luce delle conseguenze per l'oggetto amato), possiamo trovare annoverati la pedofilia ed il sadismo, ma anche tutte quelle scelte sessuali che prevedono fantasie e atti di esibizionismo, travestimento, voyeurismo o masochismo.
Non se ne parla molto spesso ma il fenomeno della pedofilia al femminile esiste e, contrariamente a quanto si pensa, complice la mancanza d’informazione, la parafilia colpisce anche le donne, contraddicendo il tradizionale giudizio clinico che ha sempre sostenuto la
rarità delle perversioni nelle donne.
Le cause scatenanti per la pedofilia femminile possono essere la separazione, l'abbandono o la perdita; alcune donne hanno subito abusi da bambine e l'esasperazione nell'attività sessuale pedofila e' riconducibile al tentativo di vendetta sugli uomini, per fare riemergere la propria femminilità. Dal ruolo "passivo" che l'ha vista vittima e sottomessa - non avendo una propria autonomia economica e sociale fino ad alcuni decenni fa e quindi costretta a nascondere tale aspetto perverso della sessualità - la donna tenta in tal modo il riscatto ed una propria affermazione in un ruolo "attivo", grazie alla rivoluzione sociale che la rende così indipendente e libera. Anche in questo caso la maggior parte degli abusi avviene all'interno delle mura domestiche, tra segreti, sentimenti di amore-odio e rapporti pericolosi.
05:10 Scritto da sergiogioia | Link permanente | Segnala | OKNOtizie | |
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La Signora Boccassini non ha OFFESO le DONNE,ma il BUONSENSO...
Sono del parere che ILDA BOCCASSINI abbia offeso,più delle DONNE AFRICANE,il buon senso. Che sia stata incapace di spogliarsi, come le imporrebbe la toga,di animosità personale e di valutare il processo cui ha dedicato tanto sforzo e tanto accanimento allo stesso modo in cui lo valuterebbe un cittadino ragionevole ,anche se avesse in antipatia Silvio Berlusconi. .
Ho sognato, ma era un sogni irrealizzabile ,che la Signora Ilda dicesse, nella sua requisitoria ,un paio di cose.Dicesse cioè che un PAESE dove la GIUSTIZIA è SOPRAFFATTA da una marea di CAUSE SERIE , e manda in PESCRIZIONE processi IMPORTANTI ,è non solo assurdo ma INDECENTE che si perda TEMPO,FATICA e DENARO del POPOLO,nel FRUGARE tra le lenzuola d'un attempato signore cui piace essere attorniato da belle ragazze nella, propria casa e paghi con i propri soldi , non quelli dello Stato.. Dicesse poi che i COMPORTAMENTI di quel Signore ,se fossero disinvolti ma non costituissero reato ,potrebbero suscitare riprovazione negli organismi VATICANI addetti alla SALVAGUARDIA della MORALITA' ,ma dovrebbero lasciare INDIFFERENTI sia i GIUDICI sia i CONTRIBUENTI.Questi ultimi OBBLIGATI a SBORSARE QUATTRINI ,con i tempi che corrono ,per consentire gli SFOGHI d'un PM.
03:10 Scritto da sergiogioia | Link permanente | Segnala | OKNOtizie | |
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Toglietegli tutto,anche le mutande e onore,ma non le togliete il suo tetto...
Uno si costruisce una CASA con le sue mani,una semplice casa,anche con materiale forse scadente perchè non può spendere tanto ,al di fuori dei muri maestri.Ci mette tutti i suoi magri risparmi,togliendosi anche il pane dalla bocca per se e la sua famigliola.Il sangue e il sudore ,è l'impresa della vita sua.Poi ci va ad abitare con la sua famiglia ,i suoi affetti,le sue poche cose più care.Poi perde il lavoro,non lo prende più nessuno come manovale,troppo vecchio(anche se ancora non è vecchio anagraficamente)Non ha più soldi ,non riesce a mentenere gli studi a sua figlia come fanno gli altri padri..Per un DEBITO di 10mila euro,con una banca ,lo SFRATTANO dalla propria casa (ormai ex casa perchè insolvente,sua fin dentro le sue fondamenta ,e l'aggiudicano a uno che si chiama ,vedi casi Signor Sciagura , forse un'altro povero disgraziato come lui,ma con i soldi in bocca da dare alla banca sanguisuga).Gli tolgono le chiavi,lui è disperato e senza scampo,si sente uscire pazzo,però non UCCIDE nessuno ,come il nero di Milano ;alla fine si da FUOCO in mezzo ai suoi cari. La storia di Giovanni Guarascio da Vittoria e la DRAMMATIZZAZIONE ,come ne li cunti siculi ,della tragedia di un Popolo:la perdita della Casa.Gli italiani ,popolo casalingo per eccellenza,che tutto ha investito sulla casa ,intesa come AFFETTI e SOLIDITA',cioè FAMILISMO IMMOBIIARE ,il popolo più proprietario di case al mondo,si vede strappato dal suo bene principale ,la sua TANA FAMILIARE.TASSE sulla CASA , IPOTECHE,PIGNORAMENTI e SFRATTI,crollano le vendite ma vendi casa per pagare i debiti o per offrire quel capitale alla SPECULAZIONE FINANZIOARIA ... Piovono bombe sulle case. Cioè sulla famiglia ,architrave d'Italia .Perciò Giovanni il muratore tocca il cuore :Sacrifica la vita sua al bene più sacro e più tangibile ,il PUNTO FERMO . Non si può togliere a un uomo CASA e lavoro ,minargli la famiglia e pretendere che lui dica : Che ci vuoi fare ,è il trend globale,così va il mercato. Ora tutta la Famiglia cosa farà senza casa e senza soldi ????

NON ESISTE PIU' L'AMORE PER IL PROSSSIMO.GIRIAMO TUTTI LE SPALLE, TURANDOCI LE ORECCHIE E COPRENDOCI GLI OCCHI,PER NON FAR VEDERE E SENTIRE ALLA PROPRIA COSCIENZA QUANTO SIAMO INFAMI E TRUCIDI VERSO IL FRATELLO BISOGNOSO.....
POI SI SCOPRE CHE I NOSTRI POLITICI ,I PIU' CRETINI GUADAGNANO 22 MILA EURO AL MESE CHE I CALCIATORI CON LE LORO SCARPINE SANTE SONO TUTTI MILIONARI.C'E' QUALCOSA CHE NON QUADRA.C'E' DA RIFONDARE L'ITALIA E DARE AGLI ITALIANI UN'ALTRA ANIMA E UN'ALTRO CUORE.SENNO' FINIRA' QUESTO POPOLO CHE UNA VOLTA ERANO :SANTI, POETI, NAVIGATORI.-
02:07 Scritto da sergiogioia | Link permanente | Segnala | OKNOtizie | |
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